Quanto è doloroso vedere le mancanze in bambini e ragazzi a cui siamo affezionati: l’imperfezione, una difficoltà, un limite, diventano difficili da accettare perché il desiderio di tutti è che il minore stia bene e funzioni adeguatamente. Questo nodo è spesso alla base delle difficoltà di relazione, dei contrasti e dei conflitti fra insegnanti e genitori.
Sempre più spesso si incontrano minori che presentano difficoltà, o sul piano dell’apprendimento o sul piano dei comportamenti e della gestione delle emozioni. Quando questo si palesa, gli adulti faticano ad accettarlo come un limite, che suscita delusione e sofferenza e che invece andrebbe riconosciuto e dimensionato per aiutare a fare il meglio possibile. Più diffusamente, si rifiuta la realtà e si insinua terribile il pensiero che se “l’altro”, l’altra parte significativa, funzionasse in modo adeguato, il problema si supererebbe e si genera rabbia verso chi “non fa abbastanza”, “non fa le cose adeguate”. L’altro diventa “colpevole” in quanto non condivide la propria visione, non solidarizza e non collabora; ognuno rimane immerso in sentimenti di impotenza, di frustrazione e di grande sofferenza. Questo processo tende ad essere speculare negli atteggiamenti di insegnanti e genitori, così i due mondi si allontanano sempre più, spesso confliggono e, in mezzo a loro, chi avrebbe autenticamente bisogno di riconoscimento e di aiuto adeguato, il bambino, il ragazzo, diventa sempre più solo e invisibile.
Mauro Martinasso – psicologo psicoterapeuta